Un percorso di libertà e consapevolezza alimentare - Dottoressa Lucia Refosco

Un percorso di libertà e consapevolezza alimentare

Alice

Alice

Scrivo queste righe con una consapevolezza che, solo pochi mesi fa, mi sarebbe sembrata un miraggio. Se guardo indietro al momento in cui ho deciso di iniziare questo percorso, non vedo solo una persona che voleva cambiare fisicamente, ma una donna profondamente segnata da un’eredità di fallimenti e ansie. Venivo da anni di approcci punitivi, dove il giudizio esterno aveva minato la mia sicurezza. Ricordo ancora con amarezza le parole di certi professionisti che, invece di accogliermi, mi facevano sentire “matta” per le mie preoccupazioni, arrivando persino a minacciarmi: “Se continui a fare così, tornerai esattamente come prima”. Quella totale mancanza di fiducia mi aveva convinta che il mio corpo fosse un nemico da domare e che il fallimento fosse dietro l’angolo. Per me, scegliere questo nuovo approccio online non è stata una mossa estetica, ma una necessità vitale di trovare un porto sicuro dove l’accoglienza contasse più della prescrizione.

In questo senso, la tua presenza costante è stata il mio pilastro. Per una persona ansiosa come me, che ha bisogno di conferme per non scivolare nel dubbio, sapere di poter contare su una risposta celere ha fatto tutta la differenza tra il proseguire e il “mollare”. Non dimenticherò mai i messaggi scambiati in tempo reale proprio mentre preparavo la cena: avere una guida che ti rassicura su un ingrediente o una quantità in quel preciso istante agisce come un potente stabilizzatore emotivo. Non è stata semplice assistenza tecnica; è stata una presenza umana che ha colmato ogni distanza fisica, trasformando l’ansia in resilienza.

Abituarsi alla Udiet® ha richiesto un impegno reale. Non voglio dire che sia stato immediato: all’inizio ho dovuto studiare. Nelle prime due settimane, prima di ogni pasto, mi sedevo a tavola dieci minuti prima per calcolare le Unità, per capire la logica dei volumi. Ma è proprio in questo sforzo educativo che risiede la mia libertà. Con il tempo, ho smesso di essere schiava della bilancia per ogni singolo alimento. Quelli che erano 20 grammi di cereali sono diventati il mio “pugno”: ho imparato a riconoscere le dimensioni, a fare una vera e propria “fotografia del piatto”. La differenza rispetto alle solite app conta-calorie è abissale: con le app resti un soggetto passivo e dipendente, mentre con questo sistema sono diventata io l’applicazione di me stessa. Oggi so dedurre i pesi a occhio, so cosa sto mangiando e, soprattutto, so perché lo sto facendo.

Questa competenza ha guarito la mia mente. Per anni ho vissuto nel buio della privazione, convinta che eliminare i carboidrati fosse l’unica via. Quella scelta mi aveva trascinata in un tunnel di pensieri negativi, ansia e una forma di depressione che logorava la mia gioia di vivere. Vivevo con il terrore dello “sgarro” e relegavo il piacere del cibo solo al periodo di Natale, l’unico momento in cui mi permettevo di mangiare con un senso di colpa atroce. Oggi vivo in un “Natale quotidiano”. Ho scoperto che posso mangiare una mezza pizza con un’insalata e sentirmi serena, perché quel pasto è parte di un equilibrio metabolico e mentale. La flessibilità non è una concessione, è la chiave della durata: ho ritrovato la gioia di vivere proprio attraverso il cibo che prima consideravo un veleno.

Anche l’approccio tecnico ha giocato un ruolo trasformativo. Ammetto che, all’inizio, l’idea di usare il metro da sola mi ha gettato nel panico. Mi sentivo incapace, spaventata da quegli strumenti. Eppure, proprio come quando da piccoli imparare ad allacciarsi le scarpe sembra un’impresa impossibile e poi diventa un gesto naturale, così è stato per le misurazioni. Questi strumenti mi hanno liberata dal “numero maledetto” della bilancia. Anche quando il peso sembrava fermo o alto, i dati del metro mi restituivano una verità diversa: la massa grassa scendeva, i volumi cambiavano. Educare me stessa all’auto-misurazione è stato un atto di emancipazione profonda; mi ha insegnato a guardare oltre il BMI e a comprendere la mia reale composizione corporea, rendendomi indipendente da giudizi medici superficiali.

Oggi, sento quasi il dovere di testimoniare questa trasformazione. Mi capita spesso di parlare con amiche o con mia madre, e vedo nei loro occhi lo stesso panico che avevo io: la paura dei carboidrati, la convinzione che per stare bene si debba soffrire la fame. Mia madre a volte mi guarda servire il pane e mi chiede stupita: “Ma lo mangi di nuovo?”. La verità, che molti faticano a credere, è che si può “sgonfiarsi” e dimagrire mangiando di più e meglio. Le mie amiche restano incredule quando mi vedono così cambiata e mi chiedono come sia possibile aver ottenuto questi risultati aumentando le porzioni.

La mia missione ora è far capire che la salute non è una dieta massacrante di venti giorni, ma un cambiamento definitivo di abitudini. Non sono più una paziente dipendente da un foglio di carta; sono una persona consapevole e padrona del proprio benessere. Grazie per avermi fornito gli strumenti non solo per cambiare il mio corpo, ma per riconquistare la mia identità e la mia libertà.

Alice

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