Il Rito di Gennaio e la Trappola dei Buoni Propositi
Arriva dicembre e con esso il rito quasi sacro dei buoni propositi. Scommetto che anche tu, mentre si avvicina il nuovo anno, stai pensando di iscriverti in palestra, iniziare finalmente a mangiare meglio o metterti a dieta. È un copione che conosciamo tutti. Ma ammettiamolo: questo rituale è una trappola destinata a scattare dopo poche settimane.
Arriverà il 7 gennaio e inizierai con la massima determinazione. Ma già dalla settimana successiva comincerai a dirti: “Cavoli, è difficile andare in palestra, non ho tempo…”. Gli amici ti chiederanno di uscire e penserai: “Non posso rifiutare, dovrò mangiare la pizza”. E a quel punto, sentirai che tutto è rovinato, tornando esattamente al punto di partenza. E se il problema non fosse la tua mancanza di volontà, ma il modo stesso in cui formuli questi obiettivi? Questo articolo ti darà la “sveglia” di cui hai bisogno, svelandoti tre ragioni controintuitive per cui i classici buoni propositi sono destinati a fallire.
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1. Il Primo Errore: Volere Tutto e Subito
Il primo motivo per cui i buoni propositi sono spesso “inutili e dannosi” è che vengono prefissati in maniera esagerata. Si pretende di fare troppo, tutto insieme, dall’oggi al domani. Pensa al tuo stile di vita attuale: non è nato in un giorno, ma è il frutto di abitudini consolidate nel corso di anni, a volte decenni. Abbiamo passato l’infanzia, l’adolescenza e la gioventù ad abituarci a un certo modo di mangiare e di muoverci. Molti di noi non hanno imparato a fare abbastanza sport, a mangiare sufficiente frutta e verdura, a limitare i dolci o a fare i cinque pasti al giorno.
Come puoi, quindi, pretendere di stravolgere abitudini così radicate con la sola forza di volontà di inizio anno? È semplicemente impossibile sostenere un cambiamento così drastico e immediato. Pretendere di sradicare tutto questo in una settimana non è solo irrealistico: è il modo perfetto per armare quella potente forza di resistenza che ci saboterà più avanti.
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2. Il Secondo Errore: La Mentalità della “Dieta a Scadenza”
Il secondo errore fondamentale, che riguarda sia l’ambito alimentare sia quello motorio, è pensare al cambiamento secondo il “concetto classico di dieta”: uno schema rigido, con una data di inizio e una di fine. Questa idea è profondamente fallace, perché la nostra salute e la nostra forma fisica non sono il risultato di un intervento temporaneo, ma di ciò che facciamo ogni giorno.
Non può esistere una “fine” al prendersi cura di sé. Questo concetto è cruciale:
i risultati definitivi richiederanno un cambiamento altrettanto definitivo.
Pensare di poter iniziare un percorso, raggiungere un obiettivo e poi smettere è un errore di principio. Per ottenere un benessere duraturo non è necessario seguire schemi rigidi e restrittivi. Al contrario, è possibile imparare a mangiare di tutto con il giusto equilibrio, trovando la dose e la frequenza corrette per ogni alimento. È questo l’approccio che promuove, ad esempio, il metodo Udiet®: un sistema che ti insegna a comporre il tuo piatto alimentare secondo i tuoi fabbisogni, ma lasciandoti la completa libertà di scelta su cosa mettere nel piatto. (approfondisci qui: https://dottoressaluciarefosco.it/metodo-udiet/)
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3. Il Terzo Errore: Ignorare la Curva della Motivazione
Riconosci questo schema? All’inizio siamo carichi, entusiasti della novità e pieni di aspettative ottimistiche. La nostra voglia di metterci in gioco è al massimo. Poi, però, arriva lo scontro con la realtà. Scopriamo che cambiare è più difficile di quanto pensassimo e che i risultati non sono immediati. È qui che entra in gioco la “resistenza al cambiamento”.
Questa non è una semplice pigrizia; è la “resistenza al cambiamento”, una forza potentissima che nasce proprio da quelle abitudini decennali di cui abbiamo parlato all’inizio. È in questo momento che iniziano a insinuarsi pensieri demotivanti, quel classico sabotaggio mentale che suona più o meno così:
Ma chi me lo fa fare di fare tutto questo sforzo? Tutti questi sacrifici? Perché tanto di qualcosa prima o poi si dovrà pur morire, no?
Questo crollo è normale e prevedibile. Uno stratagemma efficace per evitarlo è partire con aspettative più realistiche. Invece di fissare obiettivi altissimi basati sull’entusiasmo iniziale, è più saggio riadattare i nostri desideri a una prospettiva che sia effettivamente raggiungibile, tenendo conto delle difficoltà che inevitabilmente incontreremo.
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Ripensare il Cambiamento, Non Rinunciarci
Il problema, quindi, non è il desiderio di migliorare, ma il modo in cui i buoni propositi vengono comunemente formulati. Si fondano su tre presupposti che li rendono fallaci in partenza: pretendere di fare tutto subito, pretendere di avere risultati immediati e pensare che la motivazione iniziale basti da sola, ignorando la potente resistenza al cambiamento.
La buona notizia è che non dobbiamo rinunciare ai nostri obiettivi, ma semplicemente ricalibrarli e ristrutturarli in maniera più funzionale. Invece di puntare a una rivoluzione, possiamo costruire un’evoluzione.
E se invece di un proposito drastico, quest’anno scegliessi un solo, piccolo passo realistico da rendere definitivo?
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Mangia meglio.
Muoviti meglio.
Vivi meglio.
Dott.ssa Lucia Refosco